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L'Unione Europea facilita l'esercizio della professione di avvocato in un altro Stato membro

Data: 31-07-2008


L'Unione Europea facilita l'esercizio della professione di avvocato in un altro Stato membro: gli Stati membri dell'Unione Europea regolamentano le professioni forensi


La Commissione
ha recentemente comunicato che “anche se presentano naturalmente delle somiglianze, tali regolamentazioni sono piuttosto diverse da un paese all'altro perché rispecchiano la conservazione di tradizioni spesso antiche. Il diritto comunitario non regolamenta lo statuto o le condizioni d'esercizio delle professioni forensi”.

"Tuttavia, due direttive europee, una del 1988 e l’altra del 1998, precisano le modalità che consentono l'esercizio permanente della professione in uno Stato membro ad un avvocato che ha conseguito il diploma in un altro Stato membro.

In particolare, la direttiva del 1998 prevede che un avvocato abbia il diritto di esercitare l’attività professionale in qualsiasi altro Stato membro a titolo permanente con il suo titolo professionale d'origine. Tuttavia, l'iscrizione all’ordine degli avvocati dello Stato membro ospitante può essere subordinata ad alcune condizioni. In linea di principio, l'avvocato che esercita in base al titolo professionale d'origine da 3 anni nello Stato ospitante deve essere equiparato ad un avvocato che ha conseguito il titolo in quest'ultimo.

Anche qui, è necessario precisare che la regolamentazione della professione resta di competenza dello Stato membro. In altri termini, un avvocato di uno Stato membro può stabilirsi in un altro Stato membro ed esercitare l’attività professionale in modo permanente ma dovrà conformarsi alla regolamentazione del paese ospitante.

La Commissione ha inoltre presentato un libro verde relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie, che pone specifiche domande e fornisce elementi di riflessione in relazione all'esercizio della funzione di mediatore o di conciliatore".

 

A Bruxelles, il 4 Febbraio 2008, la Commissione ha organizzato un incontro, al quale hanno partecipato fra i più importanti giuristi europei, per discutere sul tema del judicial training in Europa, ovvero sull’insegnamento del diritto negli Stati Membri i quali, sollecitati dalla stessa Commissione, manifestano sempre più chiaramente l’intenzione di collaborare e coordinarsi fra loro per stabilire quali debbano essere le basi sulle quali nei prossimi anni sarà possibile anche programmare una “comune educazione/cultura del diritto” indirizzata a tutti gli operatori del settore, compresi in particolare avvocati, magistrati, docenti universitari e P.A.

Nella stessa giornata è stata pubblicata una importante comunicazione: 'Creation of a Forum for Discussing EU Justice Polices and Practice' (COM/2008/38 final)

 

L’obiettivo del Justice Forum è quello di coinvolgere e far dialogare operatori del diritto da tutta Europa sul presente ed il futuro dell’implementazione, dell’applicazione e dei risultati ottenuti dalle politiche comunitarie in materia di giustizia. Il Forum prevede il contributo di magistrati, avvocati civilisti e penalisti, docenti, ricercatori, ma anche rappresentanti di ONG attive a livello comunitario.

In pratica le autorità stanno tentando di internazionalizzare il diritto e le professioni ad esso strettamente legate.

 

L’Associazione Eurojuris, pur essendo una realtà nata soltanto da pochi anni, vuole avere anch’essa come fine ultimo “l’euro-internazionalizzazione” della professione forense (in primis), e degli operatori del diritto (in secundis).

Da qualche anno infatti continuiamo a registrare una forte carenza di avvocati italiani operanti a livello comunitario od extra-comunitario. In altri paesi europei, alcuni anche facilitati dalla lingua, non è così. Ma paradossalmente in Italia pur essendoci un numero di avvocati di gran lunga superiore alla media europea, il numero di legali esperti in diritto UE e in diritto internazionale resta, lo ripetiamo, assolutamente insufficiente.

Crediamo che l’impegno da parte della Commissione Europea ed il Consiglio d’Europa nel regolamentare e favorire l’esercizio della professione forense all’interno di altri Stati UE sia davvero significativo, considerata anche l’accelerazione che l’intero “processo” (in questo, come in altri importanti settori) ha avuto a partire dal Libro Verde, ma in particolare dal 2006 (COM 2006 – 356 del 29/06/2006) in poi.

Il problema che ancora non trova una soluzione, anche a fronte delle ultime lodevoli iniziative delle autorità UE, rimane quello relativo alla reale ed effettiva preparazione euro-internazionalistica dei giuristi italiani.

Siamo convinti infatti che il mercato del lavoro forense possa essere ampliato – ed anzi già lo sia - grazie a nuovi settori  del diritto (comunitario ed internazionale) rimasti in gran parte inesplorati. Eppure i giovani giuristi, pur avvertendo la necessità di euro-internazionalizzarsi professionalmente, hanno poche (o poco concrete) opportunità per farlo.

L’occasione che la Commissione sta invece offrendo agli avvocati di tutta Europa è potenzialmente enorme, e ci auguriamo che anche gli avvocati italiani, soprattutto i più giovani, saranno in grado di coglierne la portata ed approfittarne il prima possibile.

 

(a cura di: Avv. Nicholas M. Scott)

(fonti: EUROJUST - European Union’s Judicial Cooperation Unit e Commissione Europea)



Comunicazione_Commissione_Europea_2008.pdf
Libro_Verde.pdf
Decreto_Legislativo_2_febbraio_2001_n._96_-_Attuazione_Direttiva_98-5-CE.pdf

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